L’osteoporosi è una malattia delle ossa che le rende più fragili e quindi più facilmente soggette a fratture. Questo accade perché diminuisce sia la quantità (densità) sia la qualità del tessuto osseo. Spesso non dà sintomi per anni e viene scoperta solo dopo una frattura, per questo è chiamata “malattia silenziosa”. Le fratture più comuni interessano vertebre, femore e polso.1,2
L’osteoporosi è molto diffusa, soprattutto nelle persone sopra i 50 anni. Colpisce circa il 10% della popolazione in questa fascia di età e la sua frequenza è destinata ad aumentare con l’invecchiamento. Nelle donne in post-menopausa il rischio è più elevato. Si stima che entro il 2030 la prevalenza possa raggiungere il 13,6%.1,3
Nella maggior parte dei casi non provoca sintomi evidenti fino a quando non si verifica una frattura. Alcune fratture, soprattutto vertebrali, possono causare dolore alla schiena, riduzione dell’altezza o incurvamento della colonna. Proprio perché è spesso silenziosa, è importante fare prevenzione e controlli.1,2
I fattori di rischio includono età avanzata, menopausa, basso peso corporeo, fumo, consumo di alcol e sedentarietà. Anche alcune malattie croniche e l’uso prolungato di farmaci possono aumentare il rischio. Più fattori sono presenti, maggiore è la probabilità di sviluppare osteoporosi.1,3
Un basso peso corporeo è associato a una minore massa ossea e quindi a ossa più fragili. Inoltre, offre meno protezione in caso di caduta. Il peso è uno dei parametri utilizzati nei principali strumenti di valutazione del rischio. Anche una perdita di peso rapida può aumentare il rischio di frattura.1,3
La menopausa è un momento critico per la salute delle ossa. La riduzione degli estrogeni accelera la perdita di massa ossea, soprattutto nei primi anni. In alcune donne questa perdita può essere molto rapida. Questo spiega l’aumento del rischio di osteoporosi dopo la menopausa.4
La diagnosi si basa principalmente sulla densitometria ossea (DEXA), che misura la densità minerale dell’osso. È un test semplice e non invasivo che misura la densità minerale dell’osso, soprattutto a livello di femore e colonna vertebrale.3 Un T-score ≤ -2,5 indica osteoporosi. Anche una frattura da fragilità è sufficiente per la diagnosi. L’esame viene eseguito soprattutto su femore e colonna vertebrale.3,4
La DEXA è raccomandata per tutte le donne sopra i 65 anni e per le donne più giovani con fattori di rischio. Negli uomini è generalmente indicata sopra i 70 anni o in presenza di condizioni predisponenti. La decisione viene adattata al singolo paziente.3,4
FRAX e DeFRA sono strumenti utilizzati per valutare il rischio di frattura. Il FRAX stima la probabilità di andare incontro a una frattura nei 10 anni successivi sulla base di diversi fattori di rischio clinici, con o senza il dato della densità minerale ossea.
Il DeFRA, sviluppato in Italia, parte dal modello FRAX ma considera in modo più dettagliato alcuni fattori di rischio, come il numero e la sede di eventuali fratture pregresse, ed è adattato al contesto clinico italiano.
Entrambi sono strumenti di supporto alla valutazione del rischio e alle decisioni del medico.3,4
Gli esami del sangue non diagnosticano direttamente l’osteoporosi, ma aiutano a escludere altre cause e a valutare fattori di rischio. Tra i più utilizzati ci sono calcio, vitamina D, emocromo, funzionalità renale e tiroidea. In alcuni casi si valutano anche marcatori del metabolismo osseo.5,6
Sì, la prevenzione è possibile e dovrebbe iniziare fin da giovani. Una dieta equilibrata, attività fisica regolare e l’assenza di fumo e alcol sono fondamentali. Anche raggiungere una buona massa ossea durante la crescita è importante. La prevenzione delle cadute è essenziale negli anziani.1,2
Per la prevenzione dell’osteoporosi è importante mantenere un’attività fisica regolare, evitando sia la sedentarietà sia gli eccessi. Anche brevi periodi di immobilità possono infatti danneggiare la massa ossea. Sono consigliati esercizi aerobici (come camminata veloce, jogging leggero o salire le scale) associati ad attività di rinforzo muscolare e di equilibrio. In particolare, programmi che combinano esercizi in carico, potenziamento muscolare ed equilibrio risultano i più efficaci per la salute dell’osso. Nelle persone anziane, anche una semplice attività come camminare ogni giorno per almeno 30 minuti è utile, soprattutto per ridurre il rischio di cadute e quindi di fratture. L’attività fisica dovrebbe comunque essere adattata alle condizioni individuali e, nei soggetti fragili, impostata dopo valutazione medica.1,3–5
Una dieta ricca di calcio è fondamentale: latte, yogurt, formaggi, ma anche verdure a foglia verde, frutta secca e acque minerali ricche di calcio. È importante anche un adeguato apporto di proteine e vitamina D5.
Calcio e vitamina D sono fondamentali per la salute delle ossa. Da soli non sempre prevengono le fratture, ma sono importanti come supporto alle terapie. È importante assumerli in quantità adeguate, soprattutto in caso di carenza. La loro combinazione può ridurre il rischio di fratture.1,3
In generale si raccomandano circa 1000mg di calcio al giorno negli adulti, soprattutto dopo i 50 anni. Il fabbisogno può variare e deve essere valutato dal medico.5
Per la prevenzione dell’osteoporosi, un adeguato apporto di vitamina D è fondamentale. Quando non è possibile correggere i livelli con la dieta o con un’esposizione solare sufficiente e sicura, è necessario ricorrere alla supplementazione, preferibilmente con vitamina D3 (colecalciferolo). Nei casi di carenza più marcata, può essere indicata una fase iniziale con dosi più elevate, ad esempio 50.000 UI a settimana per alcuni mesi, per riportare rapidamente i livelli nella norma. Successivamente, si prosegue con una dose di mantenimento, generalmente fino a circa 2.000 UI al giorno (o dosi equivalenti). L’obiettivo della supplementazione è infatti quello di ristabilire e mantenere livelli adeguati di vitamina D nel sangue, così da sostenere la salute dell’osso e contribuire alla riduzione del rischio di fratture.5
La maggior parte delle fratture avviene dopo cadute anche lievi. Ridurre il rischio significa migliorare sicurezza in casa, usare calzature adeguate e mantenere una buona forma fisica. Anche alcuni farmaci possono aumentare il rischio di caduta e devono essere valutati dal medico.1,3,4
Uno stile di vita sano è fondamentale: alimentazione adeguata, attività fisica regolare, esposizione al sole e prevenzione delle cadute. Tuttavia, nei casi a rischio elevato è spesso necessario associare una terapia farmacologica.5
L’osteoporosi può essere gestita dal medico di base, ma spesso coinvolge specialisti come reumatologo, endocrinologo o ortopedico, a seconda dei casi. In ogni caso, il primo riferimento è il medico di medicina generale, che può indirizzare verso uno specialista o prescrivere gli esami necessari.5,7,8
I trattamenti includono farmaci che rallentano la perdita ossea e farmaci che stimolano la formazione di nuovo osso. L’obiettivo principale è ridurre il rischio di nuove fratture.3
Non esiste un farmaco “migliore” per tutti. La scelta dipende dal rischio individuale, dall’età, dalla presenza di fratture e da altre condizioni cliniche. Il medico valuta caso per caso.5
Il trattamento è indicato per chi ha già avuto fratture, per chi ha avuto diagnosi di osteoporosi alla DEXA o per chi ha un alto rischio di frattura. Anche alcune persone con osteopenia possono aver bisogno di ricorrere a una terapia mirata. La decisione è sempre personalizzata.3,4
Le fratture possono causare disabilità, perdita di autonomia e riduzione della qualità di vita. In particolare, quelle del femore sono associate a un aumento del rischio di mortalità. Anche le fratture vertebrali possono causare dolore cronico e deformità.2-4
Le fratture di femore sono tra le complicanze più gravi. Spesso richiedono intervento chirurgico e lunga riabilitazione. Molti pazienti non recuperano completamente la mobilità e aumenta il rischio di mortalità nel primo anno.2,3
Le fratture vertebrali possono essere poco sintomatiche o passare inosservate. Spesso vengono scoperte solo con esami radiologici. Questo porta a sottostimare la diffusione dell’osteoporosi.1,2
Il Fracture Liaison Service è un percorso organizzato per seguire i pazienti dopo una frattura. Prevede valutazione, diagnosi e trattamento dell’osteoporosi. Aiuta a prevenire nuove fratture e migliora la gestione complessiva della malattia.3,9
Perché non basta solamente la densitometria per valutare il rischio di frattura? La densitometria ossea (BMD) è uno strumento importante per diagnosticare l’osteoporosi, ma da sola non è sufficiente a prevedere il rischio reale di frattura. Molte fratture avvengono infatti anche in persone con valori non estremamente bassi di BMD. Questo perché il rischio dipende da molti altri fattori, come età, malattie associate e storia clinica. Per questo oggi si preferisce una valutazione integrata che consideri più elementi contemporaneamente.10
Il DeFRA è un algoritmo che aiuta il medico a stimare il rischio di frattura nei prossimi 10 anni. Utilizza informazioni cliniche del paziente, come età, peso, fratture pregresse e malattie associate, per fornire una valutazione più precisa rispetto alla sola densitometria. Il suo obiettivo è aiutare a capire se è necessario iniziare una terapia e quale sia la più adatta.10,11
Il DeFRA tiene conto di numerosi fattori che influenzano il rischio di frattura. Tra questi ci sono età, peso, menopausa, familiarità per fratture, eventuali fratture già avvenute, malattie croniche e farmaci come i corticosteroidi. A differenza di altri strumenti, considera anche il numero e il tipo di fratture pregresse e può includere diversi tipi di esami densitometrici. Questo lo rende uno strumento più completo e personalizzato.10
Il FRAX è uno strumento molto diffuso a livello internazionale e calcola il rischio di frattura a 10 anni utilizzando variabili cliniche come età, sesso, BMI, fumo, consumo di alcol, uso di corticosteroidi, artrite reumatoide e storia personale o familiare di fratture. Può essere utilizzato anche senza densitometria ossea (BMD), anche se in quel caso la stima è meno accurata. Tuttavia, molte di queste variabili sono considerate in modo semplificato (sì/no), e questo può portare a sottostimare fattori importanti come la dose dei farmaci o il numero di fratture.10 Il DeFRA, invece, è stato sviluppato proprio per superare questi limiti. Non solo tiene conto della BMD ma utilizza anche variabili più dettagliate, distinguendo ad esempio il numero, la sede e il momento delle fratture precedenti. Tiene conto di un’ampia gamma di fattori di rischio riconosciuti dalle autorità sanitarie italiane (AIFA e ISS), rendendo il risultato più completo e utile nella pratica clinica quotidiana. Gli studi mostrano che il DeFRA e il FRAX hanno prestazioni complessivamente simili nel predire il rischio di frattura, senza differenze statisticamente significative nella maggior parte dei casi. Tuttavia, il DeFRA può risultare più preciso in alcune situazioni cliniche, ad esempio nei pazienti con comorbilità come diabete o lupus, perché considera un numero maggiore di fattori e in modo più dettagliato.10,11
Utilizzare strumenti come il DeFRA permette di valutare in modo più accurato il rischio di frattura e quindi prendere decisioni terapeutiche più appropriate. Aiuta anche il paziente a comprendere meglio il proprio rischio e a seguire le cure consigliate. Inoltre, consente una migliore collaborazione tra medico di base e specialista, migliorando l’organizzazione delle cure e riducendo esami o trattamenti non necessari.10,11
L’osteoporosi di per sé non è una causa diretta di morte, ma le sue complicanze, soprattutto le fratture del femore, possono aumentare il rischio di mortalità, soprattutto negli anziani.12
Con una diagnosi precoce e una gestione adeguata, è possibile convivere a lungo con l’osteoporosi mantenendo una buona qualità di vita. Il rischio dipende soprattutto dalle fratture.13
Bibliografia
IT-RM-2600055
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